Perfino adesso che sto cercando di ricordare
l’oscurità non si dirada, anzi si fa più fitta al
pensiero di quanto poco riusciamo a trattenere, di
quante cose cadano incessantemente nell’oblio con
ogni vita cancellata, di come il mondo si svuoti per
così dire da solo, dal momento che le storie, legate
a innumerevoli luoghi e oggetti di per sé incapaci di
ricordare, non vengono udite, annotate o raccontate
ad altri da nessuno.
G.W. Sebald, Austerlitz
La nuova opera del Laboratorio di storia di Rovereto ha richiesto cinque anni di lavoro per compiersi: tanto è il tempo che la separa da Il popolo scomparso, il fotolibro sulla prima guerra mondiale. E da quel libro, e da tutti gli altri che l’hanno preceduto, ha preso le mosse Il diradarsi dell’oscurità, assumendone le modalità di ricerca e di elaborazione ma portandole a un livello molto più alto di consapevolezza storiografica e di conoscenza storica.
Il libro funziona come una scatola cinese: c’è un racconto fotografico, scandito cronologicamente, che mette a confronto visivo gli eventi bellici (la guerra sui fronti, poi la guerra in casa) con lo scorrere della vita civile, ed è accompagnato e commentato da frammenti di scrittura memorialistica. Da esso fuoriescono delle storie emblematiche, individuali e collettive, spesso sconosciute, raccontate attraverso altre immagini e documenti e testimonianze e testi del Laboratorio. E, ancora, degli album fotografici di soldati, degli album da disegno di prigionieri.
La ricerca si è svolta a tutto campo: dagli archivi pubblici a quelli privati, da quelli trentini a quelli italiani, a quelli esteri (Germania, Francia, Gran Bretagna, Russia, Stati uniti, Svizzera, Sud Africa, Australia); dalle fonti iconografiche a quelle documentarie; da quelle bibliografiche a quelle memorialistiche.
Da quell’accumulo enorme ma frammentato di conoscenza è nato il libro, con la pretesa (che è forse costrizione) di ricomporre quei frammenti restituendoli alla comunità sotto forma di grande racconto che intrecci la Storia con le storie degli attori, e dia visibilità a uomini e donne, le cui esistenze, dissipate dagli eventi, si sono perse nell’opacità della memoria collettiva.
Ancora una volta, ma più ancora che in passato, il Laboratorio si è configurato come ricercatore collettivo, collettore di documenti e testimonianze, spazio di confronto e discussione con studiosi e ricercatori, luogo di scrittura, motore di una rete di collaborazioni estesa a tutta la Provincia. Solo così è cominciata a diradarsi l’oscurità quasi totale che avvolgeva – e in parte ancora avvolge – eventi e protagonisti di quel conflitto mondiale.
Il primo volume della trilogia copre gli anni 1939-1941.
È possibile usufruire di una PROMOZIONE
per l’acquisto dell’opera completa.